giovedì 7 aprile 2016
mercoledì 6 aprile 2016
martedì 5 aprile 2016
giovedì 28 gennaio 2016
Pistoia Capitale della Cultura 2017, si apre il dibattito:
la Repubblica 27 gennaio 2016
la Repubblica 28 gennaio 2016
"Pistoia è una città a passo d'uomo, intendiamo produrre conoscenza, non apparenza"
L'intervento del primo cittadino della città toscana nominata Capitale italiana della cultura 2017
di SAMUELE BERTINELLI*
L’intervento di Tomaso Montanari coglie nel segno.
Pistoia non è e non sarà la riproduzione miniaturizzata di se stessa
nei gadget delle bancherelle e nei souvenir turistici. È una città a passo d’uomo,
dalle antiche origini contadine, che ancora si riconoscono nel suo
carattere riservato e persino introverso. Pur integrata nell’area
metropolitana che arriva sino a Firenze, Pistoia ha preservato – grazie
anche all’eccellenza produttiva del vivaismo – il confine tra il tessuto
urbano e la campagna, quel limite che fonda e costituisce la città.
Ci siamo candidati convinti che una comunità, per promuovere se stessa, non debba presentarsi diversa da com’è, ma valorizzare le proprie caratteristiche e peculiarità: i progetti presentati sono il frutto di un lavoro intenso e spesso silenzioso che ha unito ed appassionato le tante anime della città. Abbiamo concorso non per trasformarci in un conglomerato fluttuante di turisti chiassosi e scomposti, ma perché orgogliosi di poter mostrare le nostre ricchezze e i nostri progetti. Intendiamo produrre conoscenza, non apparenza, perché solo il rigore dello studio e della ricerca e l’applicazione costante al lavoro possono portare a uno sviluppo coerente e sostenibile, verificabile in itinere e, perciò, correggibile.
Siamo convinti che il sapere e la cultura siano i primi e più significativi fattori per l’emancipazione di tutti gli umani, lievito per la crescita e la formazione di cittadini liberi e consapevoli, di cittadini democratici: la cultura come diritto di cittadinanza. Per questo, la cultura, in tutte le sue espressioni, costituisce la fonte ispiratrice di ogni nostra azione politica e di governo.
Per questo, il lavoro di restauro e recupero del patrimonio storico-artistico è stato ed è impegno prioritario per l’amministrazione: abbiamo già restituito alla città la chiesa di Santa Maria del Soccorso, il Chiostro di San Lorenzo, a breve recupereremo Sant'Jacopo in Castellare, la Saletta Gramsci, l’antica chiesa di San Salvatore e San Pier Maggiore. Il progetto di rigenerazione del Ceppo, che ci vede impegnati al fianco della Regione Toscana e dell’Asl, vedrà l’intera area monumentale del vecchio ospedale passare in proprietà al Comune di Pistoia, trasformata nel più importante polo museale cittadino. Qui sorgerà anche la Casa della Città, un urban-center che diventerà il cuore pulsante della partecipazione attiva dei pistoiesi alla vicenda pubblica.
La città è il primo dei beni che abbiamo in comune, spazio pubblico e luogo di esercizio diffuso della democrazia. Per assicurarne la cura è indispensabile una comunità partecipe e vigile, aperta e curiosa del mondo, che non cessi di interrogarsi sul proprio futuro. Per questo diamo vita ogni anno ad un appuntamento di riflessione critica sulle trasformazioni urbane, che consente anche una costante verifica dell’azione dell’amministrazione, leggere la città, nel corso del quale saremmo lieti di poter accogliere le stimolanti riflessioni di Tomaso Montanari, preziose anche per il lavoro che ci attende da qui al 2017.
* L'autore è sindaco di Pistoia
Ci siamo candidati convinti che una comunità, per promuovere se stessa, non debba presentarsi diversa da com’è, ma valorizzare le proprie caratteristiche e peculiarità: i progetti presentati sono il frutto di un lavoro intenso e spesso silenzioso che ha unito ed appassionato le tante anime della città. Abbiamo concorso non per trasformarci in un conglomerato fluttuante di turisti chiassosi e scomposti, ma perché orgogliosi di poter mostrare le nostre ricchezze e i nostri progetti. Intendiamo produrre conoscenza, non apparenza, perché solo il rigore dello studio e della ricerca e l’applicazione costante al lavoro possono portare a uno sviluppo coerente e sostenibile, verificabile in itinere e, perciò, correggibile.
Siamo convinti che il sapere e la cultura siano i primi e più significativi fattori per l’emancipazione di tutti gli umani, lievito per la crescita e la formazione di cittadini liberi e consapevoli, di cittadini democratici: la cultura come diritto di cittadinanza. Per questo, la cultura, in tutte le sue espressioni, costituisce la fonte ispiratrice di ogni nostra azione politica e di governo.
Per questo, il lavoro di restauro e recupero del patrimonio storico-artistico è stato ed è impegno prioritario per l’amministrazione: abbiamo già restituito alla città la chiesa di Santa Maria del Soccorso, il Chiostro di San Lorenzo, a breve recupereremo Sant'Jacopo in Castellare, la Saletta Gramsci, l’antica chiesa di San Salvatore e San Pier Maggiore. Il progetto di rigenerazione del Ceppo, che ci vede impegnati al fianco della Regione Toscana e dell’Asl, vedrà l’intera area monumentale del vecchio ospedale passare in proprietà al Comune di Pistoia, trasformata nel più importante polo museale cittadino. Qui sorgerà anche la Casa della Città, un urban-center che diventerà il cuore pulsante della partecipazione attiva dei pistoiesi alla vicenda pubblica.
La città è il primo dei beni che abbiamo in comune, spazio pubblico e luogo di esercizio diffuso della democrazia. Per assicurarne la cura è indispensabile una comunità partecipe e vigile, aperta e curiosa del mondo, che non cessi di interrogarsi sul proprio futuro. Per questo diamo vita ogni anno ad un appuntamento di riflessione critica sulle trasformazioni urbane, che consente anche una costante verifica dell’azione dell’amministrazione, leggere la città, nel corso del quale saremmo lieti di poter accogliere le stimolanti riflessioni di Tomaso Montanari, preziose anche per il lavoro che ci attende da qui al 2017.
* L'autore è sindaco di Pistoia
giovedì 10 settembre 2015
INCONTRO CON TOMASO MONTANARI
COMUNICATO STAMPA
INCONTRO CON TOMASO MONTANARI
Pistoia, 15
settembre 2015
Martedì 15 settembre
prossimo, alle ore 21, presso il convento di San Domenico di Pistoia si terrà
un incontro, organizzato a cura dell’associazione culturale “Pistoia città di
tutti”, su
un tema di scottante attualità.
Si
tratta della gestione governativa del patrimonio culturale, artistico e
monumentale della nostra nazione, per il quale si prospettano notevoli
criticità in questi tempi di profonda crisi.
L’impostazione esclusivamente economicistica di questo problema non sembra lasciare altra soluzione, per monumenti, ville e luoghi di grande bellezza naturalistica, che la privatizzazione e/o, nella migliore delle ipotesi, l’affidamento a privati gestori che li mettano a reddito. Si configurano peraltro, anche per i musei, scelte radicali come la selezione dei pochissimi di grande rilievo in grado di produrre utili rispetto agli altri moltissimi sparsi nel territorio nazionale, per cui si prevede la cessazione per inedia.
Si
tratta della gestione governativa del patrimonio culturale, artistico e
monumentale della nostra nazione, per il quale si prospettano notevoli
criticità in questi tempi di profonda crisi. L’impostazione esclusivamente economicistica di questo problema non sembra lasciare altra soluzione, per monumenti, ville e luoghi di grande bellezza naturalistica, che la privatizzazione e/o, nella migliore delle ipotesi, l’affidamento a privati gestori che li mettano a reddito. Si configurano peraltro, anche per i musei, scelte radicali come la selezione dei pochissimi di grande rilievo in grado di produrre utili rispetto agli altri moltissimi sparsi nel territorio nazionale, per cui si prevede la cessazione per inedia.
La
questione, di vastissima portata, ha sollecitato, fra gli altri, il noto
studioso e pubblicista Tomaso Montanari a prendere coraggiosamente posizione
contro decisioni che porteranno irrimediabilmente i nostri Beni culturali ad
una spregiudicata alienazione, allo snaturamento e alla perdita di quanto
appartiene a tutti gli italiani. Non è purtroppo una ricostruzione campata in
aria la constatazione di quanto di recente avvenuto altrove, in paesi anch’essi
colpiti dalla crisi economica, per cui è stato previsto l’esproprio di fatto,
con l’assenso e la connivenza degli organismi di governo europei, di quanto
costituisce l’effettiva ricchezza e l’identità culturale della nazione.
Anche a Pistoia il problema è presente con la decisione di mettere sul mercato pregevoli monumenti come il convento di San Lorenzo, “Le Leopoldine”, Palazzo Baldi Papini, i monasteri dei SS. Giorgio ed Elisabetta e delle Crocifissine, di proprietà comunale. Da tempo degradati, e quindi poco appetibili per un’immediata speculazione edilizia ed economica, se ne prospetta la vendita, evidentemente sempre più a ribasso, a causa della stretta economica che il Governo ha riservato alle amministrazioni locali.
È
dunque un problema di tutti, per cui da anni si batte l’associazione
promotrice, additando all’attenzione pubblica l’abbandono e il rischio di
perdita anche di altri importanti monumenti, come i complessi della SS.
Annunziata e di Santa Maria delle Grazie. Perciò essa ha ritenuto opportuno
offrire ora un adeguato spazio di informazione e di dibattito sul tema, grazie alla disponibilità di Tomaso
Montanari, autore del volume “Privati del patrimonio”, edito da Einaudi
all’inizio del 2015.
Relatore: Prof. Tomaso Montanari
Titolo: “Privati del patrimonio”
Data: martedì 15 settembre 2015
Orario: ore 21
Luogo: Pistoia, Convento di San Domenico (piazza Garibaldi)
Anche a Pistoia il problema è presente con la decisione di mettere sul mercato pregevoli monumenti come il convento di San Lorenzo, “Le Leopoldine”, Palazzo Baldi Papini, i monasteri dei SS. Giorgio ed Elisabetta e delle Crocifissine, di proprietà comunale. Da tempo degradati, e quindi poco appetibili per un’immediata speculazione edilizia ed economica, se ne prospetta la vendita, evidentemente sempre più a ribasso, a causa della stretta economica che il Governo ha riservato alle amministrazioni locali.
È
dunque un problema di tutti, per cui da anni si batte l’associazione
promotrice, additando all’attenzione pubblica l’abbandono e il rischio di
perdita anche di altri importanti monumenti, come i complessi della SS.
Annunziata e di Santa Maria delle Grazie. Perciò essa ha ritenuto opportuno
offrire ora un adeguato spazio di informazione e di dibattito sul tema, grazie alla disponibilità di Tomaso
Montanari, autore del volume “Privati del patrimonio”, edito da Einaudi
all’inizio del 2015.Relatore: Prof. Tomaso Montanari
Titolo: “Privati del patrimonio”
Data: martedì 15 settembre 2015
Orario: ore 21
Luogo: Pistoia, Convento di San Domenico (piazza Garibaldi)
Promotore: Associazione "Pistoia
città di tutti"
Per informazioni: http://pistoiacittaditutti.blogspot.it di tutti"
Per informazioni: http://pistoiacittaditutti.blogspot.it di tutti"
Parole chiave:
Convento di San Domenico,
Privati del patrimonio,
Tomaso Montanari
mercoledì 2 settembre 2015
Tomaso Montanari
« ... dobbiamo
prima sapere che tipo di società vogliamo costruire. In gioco non c’è solo la
conservazione del patrimonio (che in ogni caso potrebbe essere garantita dai
privati solo per una minuscola percentuale di monumenti-feticcio): in gioco ci
sono valori come la libertà, la giustizia, l'uguaglianza. Una società in cui si
riducano ancora gli spazi pubblici dove tutti siamo uguali, i luoghi in cui non
siamo clienti e gli oggetti e i valori non commerciabili è una società
condannata a divenire meno libera, più ingiusta, ancora più insanabilmente
diseguale. è un suicidio: lento,
e travestito da cura. Ma è un suicidio.
Tra la sponsorizzazione di un industriale
“filantropo” e l'alienazione definitiva di un pezzo del paesaggio o del
patrimonio storico e artistico della nazione non c’è soluzione di continuità.
Questi due fatti apparentemente così lontani, o addirittura opposti obbediscono
alla stessa ideologia e producono (in gradi diversi) lo stesso effetto.
L’ideologia è quella della morte dello Stato, l’effetto è quello di
privatizzare il patrimonio culturale: e dunque di privarcene».
(T. Montanari, Privati del patrimonio,
Torino, Einaudi, 2015, p. 165).
PISTOIA
CONVENTO
DI SAN DOMENICO
MARTEDI 15 SETTEMBRE 2015
ORE 21
TOMASO MONTANARI
PRIVATI DEL PATRIMONIO
Programma
ore
21 Presentazione dell’iniziativa da parte
dell’Associazione «Pistoia città di tutti»
ore
21,15 «Privati del patrimonio», intervento
di Tomaso Montanari
ore
22,30 Dibattito e Conclusioni
Per effetto della decisione
governativa di “valorizzare” il patrimonio monumentale e culturale della
nazione unicamente mediante la sua messa a reddito, anche a livello locale le
amministrazioni territoriali sono indotte a considerare la vendita di pregiati
e antichi complessi monumentali che caratterizzano il volto e l’identità delle
nostre città.
È il caso, ora, anche di
Pistoia, in cui alcuni dei più importanti beni comunali (come villa
Baldi-Papini, le “Leopoldine”, i conventi di San Lorenzo, dei SS. Giorgio ed
Elisabetta, delle Crocifissine) sono stati ufficialmente classificati come
“patrimonio disponibile” per la cessione. Ad essi si aggiungono altri edifici
di rilevante interesse storico-artistico, di proprietà pubblica, come quelli
della SS. Annunziata e di S. Maria delle Grazie, il cui destino resta incerto.
La perdita o la
privatizzazione di questo patrimonio non è che la configurazione locale di un
problema nazionale. Esso si trova
al centro delle documentate e coraggiose riflessioni di Montanari, che lamenta
il modo con cui attualmente si disattende l’art. 9 della Costituzione, che
definisce questo patrimonio come “valore primario e assoluto” per gli interessi
nazionali.
Tomaso Montanari
(1971) insegna Storia dell’arte moderna all’Università «Federico II» di Napoli.
I suoi studi vertono sull'arte europea del XVII secolo. Interviene
su riviste e quotidiani (è editorialista de «La Repubblica») sui temi
d’attualità che riguardano l’arte e il patrimonio.
Fra le sue pubblicazioni si segnalano: Bernini pittore, catalogo della mostra (Silvana 2007);
A cosa serve Michelangelo? (Einaudi 2011); Il Barocco (Einaudi 2012); La
madre dei Caravaggio è sempre incinta (Skira 2012); L'Età barocca. Le
fonti per la Storia dell'Arte (Carocci 2013); Le pietre e il popolo. Restituire
ai cittadini l'arte e la storia delle città italiane (Minimum Fax 2013); Costituzione
incompiuta (con A. Leone, P. Maddalena e S. Settis, Einaudi 2013); Alfabeto
figurativo. Trenta opere d'arte lette ai più piccoli (Skira 2014); Istruzioni
per l'uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà
(Minimum Fax 2014). Ultimamente ha curato come autore la monografia televisiva
in otto puntate La libertà di Bernini
(Rai 5 2015).
La
sala per l'incontro è stata messa a disposizione dai Padri Domenicani, che si
ringraziano.
Parole chiave:
Convento di San Domenico,
Privati del patrimonio,
Tomaso Montanari
sabato 27 giugno 2015
Privati del patrimonio
Pistoia città di tutti
Promuove ed invita all'incontro-dibattito
in occasione della presentazione nella nostra città del volume di
in occasione della presentazione nella nostra città del volume di
Tomaso Montanari
Privati del patrimonio
Convento di San Domenico
Sala dei Magi
Sala dei Magi
15 settembre 2015 ore 21.00
Sono vent'anni che, in Italia, la politica del patrimonio culturale si avvita sulla diatriba pubblico-privato: brillantemente risolta socializzando le perdite (rappresentate da un patrimonio in rovina materiale e morale) e privatizzando gli utili, in un contesto in cui le fondazioni e i concessionari hanno finito per sostituire gli amministratori eletti, drenando denaro pubblico per costruire clientele e consenso privati. Ma cosa ha significato, in concreto, la «valorizzazione» (o meglio la privatizzazione) del patrimonio? Quali sono la storia e i numeri di questa economia parassitaria, che non crea lavoro dignitoso e cresce intrecciata ai poteri locali e all'accademia piú disponibile? Ed è vero che questa è la strada seguita nei grandi paesi occidentali? Tomaso Montanari risponde a queste e altre domande spiegando perché non ci conviene distruggere il governo pubblico dei beni culturali basato sul sistema delle soprintendenze: un modello che va invece rafforzato e messo in condizione di funzionare, perché è l'unico che consente al patrimonio di svolgere la sua funzione costituzionale. Che è quella di renderci piú umani, piú liberi, piú uguali.
Presentazione del volume di Tomaso Montanari: Privati del patrimonio
ROMA, SALA IGEA - PALAZZO MATTEI DI PAGANICA - GIOVEDÌ 14 MAGGIO 2015
Parole chiave:
Convento di San Domenico,
Privati del patrimonio,
Tomaso Montanari
domenica 3 novembre 2013
Una questione d’attualità: rischio idraulico e gore demaniali in San Bartolomeo
I nubifragi che hanno colpito la
città e il territorio pistoiese fra la notte del 20 e il 22 ottobre scorso,
hanno ripresentato in tutta la loro drammatica attualità il ripetersi di un
problema plurisecolare, quello dell’allagamento di aree interessate dalla
presenza di corsi d’acqua particolarmente difficili da regimare. Una delle aree
più sensibili, addirittura all’interno della città, risulta quella compresa fra
piazza San Lorenzo e San Bartolomeo che, anche, in questa occasione, si è
puntualmente allegata. È noto peraltro che fin dal Medioevo la zona ad est
dell’antico centro abitato si chiamava “in pelago” e “in pantano”.
Il “rischio idraulico” fa parte
dunque della storia dell’antico orto monastico di San Bartolomeo peraltro
attraversato da tratti dell’antico acquedotto cittadino, chiamati “Gore”. Come
noto, qui è stata ipotizzata la realizzazione di un parcheggio sotterraneo di
350 stalli su tre piani interrati.
In merito alla controversa
questione, che si trascina dal giugno 2011, sull’opportunità o meno di
realizzare questo parcheggio, l’Associazione di volontariato culturale “Pistoia
città di tutti” desidera intervenire sui recentissimi sviluppi della
situazione.
Da un articolo pubblicato da “La
Nazione” il 6 ottobre scorso (“San
Bartolomeo: la falda non c’è”, Cronaca di Pistoia, pagina 6), sembrerebbe
che ormai molte problematiche legate all’area siano state appianate, dato che
vi si dichiara che la falda d’acqua non esiste in tale zona, e che comunque è
stato dimostrato che la gora che l’attraversa non è demaniale. Nello stesso
articolo però si fa cenno al recente aggiornamento della legge sul rischio
idraulico, per cui in questo luogo non è consentita la realizzazione di locali
interrati.
L’Associazione, dal canto suo,
intende precisare che la situazione non è quella presentata, e per questo rende
disponibile sul suo sito un più dettagliato documento in merito (cfr. “Rischio idraulico e gore demaniali in San Bartolomeo”).
Qui importa segnalare che la
risposta del Genio Civile sul rischio idraulico della zona, inviata agli
interessati il 1° ottobre scorso, consente intanto di affermare che: a)
nonostante numerosi controlli effettuati la situazione delle acque sotterranee
- libere, semiconfinate e confinate - non risulta affatto chiara; b) che in
base all’aggiornamento normativo PAI sul rischio idraulico la zona è
classificata come “P.I. 2” e quindi non è consentito effettivamente realizzarvi
locali interrati.
Va intanto notato che nell’area dell’antico
orto di San Bartolomeo esiste ancora una gora sotterranea, ignorata per lungo
tempo, oggi opportunamente documentata e fotografata (cfr. "quarratanews.blogspot" del 5 settembre 2013).
Per quanto riguarda la demanialità o meno di questa gora, quello che finora è dato conoscere è che, in base ad una perizia fornita dall’arch. Gianluca Iori, il Demanio ha modificato la sua precedente posizione, addivenendo alla convinzione che la gora non sia demaniale.
Per quanto riguarda la demanialità o meno di questa gora, quello che finora è dato conoscere è che, in base ad una perizia fornita dall’arch. Gianluca Iori, il Demanio ha modificato la sua precedente posizione, addivenendo alla convinzione che la gora non sia demaniale.
Circa la demanialità di questo
condotto d’acqua, è possibile riscontrare dai documenti disponibili e dalla
cartografia storica che si tratta di un preciso settore dell’antico acquedotto
pistoiese, indicato come “Gora di Scornio”, che provenendo da nord, dalla zona
di piazza San Lorenzo, si immetteva nell’area dell’orto di San Bartolomeo e ne
usciva a sud riunendosi al resto dell’acquedotto. Perciò non poteva trattarsi
di una “Calla” o condotto privato di proprietà dei Regolari di San Bartolomeo.
Tale situazione è rimasta sostanzialmente immutata anche con la costituzione
dell’omonima parrocchia.
L’intera questione è attualmente
sottoposta al parere del TAR, cui ha ricorso l’impresa Napoletana Parcheggi che
intenderebbe realizzare l’opera, mentre l’iter comunale in merito è attualmente
sospeso.
Per quanto ci riguarda, come
cittadini ed in qualità di persone a conoscenza della documentazione storica
che prospetta un effettivo rischio idraulico, ci auguriamo che le decisioni
ancora da prendere, a qualunque livello, tengano conto di una situazione
oggettivamente molto problematica dal punto di vista idro-geologico e
ambientale e anche per quanto può essere causa di irreversibili danni al
patrimonio storico-culturale e monumentale pistoiese.
Lucia
Gai
Coordinatrice
dell’Associazione “Pistoia città di tutti”
Parole chiave:
Parcheggio interrato a San Bartolomeo,
Quarratanews,
San Bartolomeo
giovedì 4 aprile 2013
Documento dell’Associazione “Pistoia città di tutti” in merito alla valorizzazione culturale e urbanistica della zona dove hanno sede la Biblioteca Comunale Forteguerriana e l’Archivio di Stato di Pistoia.
Contributo all’attuale dibattito sulla nuova urbanistica pistoiese.
Da tempo
studiosi e utenti, sia della Biblioteca Forteguerriana che dell’Archivio di
Stato di Pistoia, hanno cercato di segnalare alle competenti amministrazioni
territoriali (Comune e Provincia) i problemi che impediscono a questi due enti
di esplicare tutte le potenzialità che essi hanno.
È noto quanto
per l’Archivio di Stato di Pistoia sia inadeguata l’attuale sede e quanto esso
debba combattere con la mancanza dei necessari spazi. Allo stesso modo anche
per la Biblioteca Comunale Forteguerriana negli ultimi anni si sono riscontrate
analoghe difficoltà specialmente dovute alla mancanza di ambienti sufficienti
per depositi librari e soprattutto alla rarefazione del personale, in
particolare dopo la creazione della nuova Biblioteca San Giorgio.
La Biblioteca
Comunale Forteguerriana così come l’attiguo Archivio di Stato sono due enti a
servizio di una cultura storica specialistica, ma non per questo minoritaria,
in quanto base per la conoscenza, anche della società contemporanea e dell’evoluzione
del sue strutture politico-amministrative e dei suoi orientamenti culturali.
Una serie di
fortunate circostanze, però, ha fatto sì che entrambi gli enti si trovino
vicini e accomunati da simili caratteri in ordine alla cultura storica e
attualmente in una posizione importante in quanto gravitanti verso la nuova
macro-area destinata alla cultura e all’identità cittadina che si sta formando
intorno alla parte storica dell’Ospedale del Ceppo.
L’Associazione
“Pistoia città di tutti” da tempo sostiene la necessità di identificare questo
nuovo asset urbanistico, che comprende organicamente la presenza di polarità
importanti: Palazzo Fabroni, come sede espositiva di arte contemporanea, l’area
verde di piazza del Carmine, connotata da edifici monumentali, che si congiunge
senza soluzione di continuità con l’area verde del Ceppo, dove di recente è
stato eretto il Padiglione per l’Emodialisi. Con un percorso agevole e
naturale, tale area si collega con il complesso di S. Maria delle Grazie e
l’attiguo e monumentale ex-convento di S. Lorenzo (nel cui chiostro quest’anno
è stato aperto alla città un nuovo giardino).
A nostro
parere un’oculata e lungimirante progettazione urbanistica orientata a
valorizzare questa macro-area della città non può fare a meno di comprendere
nell’attuale sforzo di valorizzazione anche la zona dove insistono la
Biblioteca Comunale Forteguerriana e l’Archivio di Stato, che completano
un’offerta culturale che può essere arricchita anche dalla presenza della
Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, con la sua sede di
Palazzo de’ Rossi e le sue collezioni.
In base a
questa configurazione, il ventilato progetto comunale di vendere il vasto
fabbricato delle Leopoldine, in parte occupato dall’Archivio di Stato di
Pistoia e i suoi depositi, e in parte adibito come deposito librario della
Biblioteca Comunale Forteguerriana, priverebbe i due enti di quel minimo spazio
che consente loro di vivere esplicando il loro ruolo. In quest’ottica verrebbe
a mancare un supporto importante anche per gli utenti, che, per la loro
particolare specializzazione, hanno esigenze diverse da quelli della Biblioteca
San Giorgio. È anzi auspicabile che l’intero fabbricato delle Leopoldine possa
essere destinato ad ampliare le possibilità operative dei due enti. In caso
contrario sarebbe perduta per sempre una preziosa opportunità di crescita,
anche socio-economica, dell’intera zona che verrebbe depauperata di servizi
attualmente ivi esistenti.
Allo stesso
tempo verrebbe completamente a decadere l’opportunità e la convenienza di
attuare il così a lungo ventilato recupero della chiesa alto-medioevale di
Sant’Jacopo in Castellare con l’adiacente fabbricato della canonica, che nei
vecchi progetti doveva servire come luogo di incontro a servizio della
Biblioteca Comunale Forteguerriana.
Sarebbe auspicabile una scelta coraggiosa da parte dell’Amministrazione
Comunale, che rinunciasse in questo caso a fare cassa con la vendita delle
Leopoldine e volesse programmarne il recupero per far sì che l’area stessa
diventi il centro direzionale della Pistoia Nord dedicata alla cultura: in
posizione ottimale perché vicinissima al centro più antico di Pistoia.
Nell’attuale
situazione di grave crisi economica, che rende difficile programmare interventi
di un certo impegno con le sole forze di un’Amministrazione Comunale e pare
consigliare come più opportuna la svendita degli edifici storici rimasti,
pensiamo che convenga attuare invece, con sforzi di progettualità che
ricerchino anche le più opportune forme di finanziamento, un recupero che in
questo caso si rivela strategico per il destino dell’intera città. Individuando
ambiente e cultura come punti di forza per la creazione di un nuovo spirito
civico organicamente coordinato.
Associazione
“Pistoia città di tutti”
Pistoia, 4 aprile
2013
venerdì 9 novembre 2012
RIFLESSIONI SUL CENTRO STORICO DI PISTOIA
Se si considera il patrimonio culturale fonte,
espressione e base della cultura viva della società e della comunità, esso può diventare l’elemento da cui comincia e continua il processo di
sviluppo: il patrimonio è un capitale da far fruttare usandolo /
modellandolo / interpretandolo a fini culturali (educativi), sociali (identità), economici ( non solo produttori di profitto ma per gli effetti di
ridistribuzione delle risorse). Il patrimonio culturale è innanzi tutto locale,
prima di essere nazionale o mondiale; il suo uso principale è riservato a chi lo detiene, ai proprietari in senso
giuridico, all’amministrazione pubblica in senso politico e alla comunità in
senso morale e culturale. La gestione dovrebbe quindi essere il frutto della
cooperazione di tutti gli attori presenti nel territorio (anche se spesso
conflittuali).
Si tratta
di un’applicazione particolare del concetto di sussidiarietà per cui
la gestione dovrebbe essere fatta il più vicino possibile ai creatori / detentori
del patrimonio per non separarlo dalla vita. Il ruolo delle istituzioni
specializzate è allora quello di
sensibilizzare, facilitare, educare, mettere in contatto, pubblicizzare, gestire
in funzione dell’interesse
generale.
La conservazione del patrimonio culturale non è un
obiettivo, ma un mezzo per porre alcuni beni al servizio di programmi o
attività a lungo termine, secondo scenari (per es. educativi) che esigono il
rispetto delle forme e il mantenimento/conservazione nel presente e nel lungo periodo.
Per servire allo sviluppo sostenibile (a lungo e a
lunghissimo periodo) il patrimonio culturale va considerato come un tutto nella
sua complessità e nell’interdipendenza dei suoi elementi; ciascun
componente del patrimonio non può
essere dissociato dagli altri e le trasformazioni cui esso è soggetto
riflettono l’evoluzione della
società, della cultura e del mondo circostante.
Questo equivale a dire che ogni processo di sviluppo a livello territoriale dovrebbe fondarsi sul patrimonio
culturale facendo di esso il garante della partecipazione della comunità e dei
suoi membri.
Se lo sviluppo locale si fonda sul patrimonio
culturale inteso come elemento di continuità e di stabilità, è possibile contenere o riequilibrare gli eventuali effetti dirompenti dei cambiamenti insiti nello sviluppo,
cioè il patrimonio culturale può
diventare l’elemento guida che
permette a singoli e alle comunità
di orientarsi tra mutazioni ed eventi generati
dalla dinamica dello sviluppo / cambiamento.
Per svolgere questo ruolo il patrimonio culturale deve
essere dinamico, esso stesso testimone del cambiamento; laddove
cambiamento non vuol significare necessariamente / esclusivamente alterazione fisica o
modificazione di luogo e di proprietà, ma piuttosto nuova interpretazione,
nuovo uso, per contribuire direttamente al processo di sviluppo. Il patrimonio
culturale risulta tanto più dinamico quanto più è fonte di iniziative e creatività da parte della comunità,
mostrando che esso può creare sviluppo a partire dalla propria ricchezza
materiale e culturale (nella misura in cui è creativo e utile il patrimonio
può essere trasmesso nel tempo).
Il patrimonio è anche una risorsa per lo sviluppo: è anzi la risorsa che,
con la popolazione si trova ovunque; è una risorsa al tempo stesso non
rinnovabile (nella stessa identica forma) e parallelamente trasformabile e
riproducibile, una risorsa che si rigenera e assume forme nuove, almeno quando si integra con una
dinamica di sviluppo, cioè di governo del cambiamento.
Nello specifico dei beni architettonici (e ambientali) appare acquisito che :
Nello specifico dei beni architettonici (e ambientali) appare acquisito che :
- il patrimonio da conservare è un sistema di manufatti eterogenei e
collegati fra loro che nell’ insieme formano l’ambiente di vita: si tratta di coltivazioni, strade, canali,
villaggi, città, edifici, manufatti selezionabili in base ad un grado di
significazione e di coerenza
complessiva tale da
consentirci di ricostruire i legami perduti o minacciati;
- questo sistema di manufatti è tanto più prezioso in
quanto è ancora vivificato da un rapporto quotidiano con le persone e le collettività di oggi.
Di qui il concetto di tutela attiva in cui scenario fisico e abitanti sono legati in modo
inseparabile fra loro; inoltre si tratta di agire non attraverso divieti e vincoli ma di suggerire i modi non solo per conservare ma per
utilizzare il bene assicurando la
protezione e l’integrità ma
soprattutto la effettiva vitalità. Non si tratta di proporre modelli ma di fornire indicazioni indirizzate a mantenere/ attivare/
riattivare la vitalità del bene.
Ma porre come prioritaria la vitalità del bene (sia esso paesaggio, monumento,
oggetto d’arte, ma anche raccolta documentaria, archivio, bene immateriale,
ecc.) comporta al tempo stesso un
approccio più selettivo alla sua tutela e invita ad assegnare al patrimonio culturale un ruolo
centrale nelle politiche pubbliche
come nell’iniziativa privata, ponendolo a fondamento stesso dello sviluppo
locale. In tale prospettiva la tutela e valorizzazione privilegiano soluzioni che meglio assicurino la vitalità del patrimonio oltre il presente ponendo particolare attenzione all’uso, condizione essenziale affinché alla prospettiva della musealizzazione
se ne affianchino altre e diverse. Ciò significa esaminare il valore del patrimonio culturale
rispetto ad una pluralità
di punti di vista, dove la prospettiva del turismo culturale o meno può
essere al massimo una delle variabili, ma non necessariamente la prima e la più importante perché altre-
interne alla comunità che in quel
territorio opera- assumono un rilievo anche maggiore soprattutto se la
prospettiva è quella di uno
sviluppo sostenibile e
durevole.
Partendo da tali presupposti si possono vedere sotto
una diversa luce le variegate condizioni dell’abitato storico di Pistoia;
infatti possono essere compresenti
più condizioni che vanno dall’abbandono all’ iperutilizzazione , dalla
conservazione filologica alle libere riedizioni di impianto ed
al sostanziale variare delle condizioni d’uso.
Ma
proprio una tale articolazione è da considerare elemento di “valore” adatto a
individuare specificità di area/ sito/ intorno ed a mettere a punto criteri diversificati di intervento
che mirano a valorizzare le
peculiarità dei luoghi ed anzi a tentare di ri-trovarne lo “spirito”.
Ne consegue il possibile superamento della formula
omnicomprensiva di centro storico a favore della identificazione di sistemi complessi da considerare caratterizzanti dei diversi ambiti urbani
(quartiere, parrocchia ...) e in quanto tali di suggerire azioni
diversificate di tutela/ valorizzazione.
Giuseppina Carla Romby
(Professore ordinario di Storia dell'architettura presso l'Università degli Studi di Firenze)
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