martedì 20 settembre 2016

TRILOGIA D'AUTUNNO


In occasione dell'evento "Pistoia capitale italiana della cultura 2017", l'Associazione di volontariato culturale "Pistoia città di tutti" ha voluto offrire un suo contributo preliminare, sviluppato in quattro incontri, sul tema: I Puccini promotori d'arte e di cultura fra Settecento e Ottocento.
L'iniziativa, condotta col patrocinio del Comune di Pistoia e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e in collaborazione con la Biblioteca Comunale Forteguerriana, con il Museo Civico di Pistoia, con l'Unità Operativa Musei e Beni Culturali del Comune di Pistoia, Servizio Educazione e Cultura, e con gli Istituti Raggruppati di Pistoia, col supporto operativo del Centro Comunitario di Casalguidi di Pietro Perelli e dell'Editore Nilo Benedetti (Settegiorni), prevede quattro appuntamenti:






lunedì 1 agosto 2016

Prospettive per Pistoia "capitale italiana della cultura 2017"


Proposte, riflessioni, puntualizzazioni, critiche costituiscono un repertorio finora già assai nutrito su tale occasione offerta a Pistoia nel prossimo anno: da cui comunque tutti si aspettano, con l'acquisita nuova visibilità anche mediatica, un positivo ritorno anche economico e sociale.
La "cultura" – in questi tempi di crisi generalizzata a livello nazionale, che fa sentire i suoi pesanti riflessi anche a livello locale – in quanto elemento di forza da spendere con iniziative mirate, pare oggi il solo volano anche economico che consenta auspicabili, ulteriori opportunità. La "valorizzazione" dei Beni Culturali italiani passa oggi, secondo gli orientamenti dell'attuale governo, dalla prospettiva di vendite e privatizzazioni, per fare cassa, di consistenti e importanti parti del patrimonio pubblico, spesso da molto tempo degradato e in abbandono. Fa parte di questo orientamento anche la nuova concezione 'economicistica' dei grandi musei, da trasformare rapidamente (anche attraverso un cambio radicale della relativa dirigenza) in organismi da amministrare secondo i criteri imprenditoriali del profitto.
In qual modo anche Pistoia si trovi sottoposta alle angustie della mancanza dei necessari fondi pubblici, sottratti dai "tagli" sempre più consistenti e dalle radicali mutazioni istituzionali nel governo del territorio, è da tempo sotto gli occhi di tutti. Anche a Pistoia una consistente porzione del pregiato patrimonio architettonico monumentale risulta attualmente posta sul mercato. Insieme a pregevoli complessi medioevali e rinascimentali in cattivo stato (il convento di San Lorenzo, i monasteri di Santa Maria delle Grazie e dei SS. Giorgio ed Elisabetta, il conservatorio delle Crocifissine) e allampio fabbricato settecentesco delle Leopoldine, attiguo alla Biblioteca Comunale Forteguerriana e ormai fatiscente, fanno parte dell'elenco degli edifici pubblici in vendita anche costruzioni importanti già restaurate in vista di un uso da parte degli uffici comunali, come la villa Baldi Papini, il complesso degli "ex-macelli" e, ultimamente, il palazzo dell'ex-Previdenza Sociale, poi Prefettura, in piazza del Duomo.
La decisione, coperta da un clamoroso silenzio da parte degli organi di informazione e passata senza alcun dibattito pubblico (se si eccettua quello organizzato dall'Associazione "Pistoia città di tutti" lo scorso 15 settembre 2015, in occasione della presentazione, con l'intervento dell'autore, del libro Privati del patrimonio di Tomaso Montanari) porterà, dati i tempi, ad una svendita degli immobili ancora utilizzabili dalla speculazione edilizia e ad un sicuro abbandono e alla perdita degli altri, il cui restauro, troppo oneroso rispetto ai possibili utili, non è conveniente per chi è in cerca di business.
Le scelte compiute da chi, in Pistoia, è ancora in grado di destinare risorse economiche (peraltro con criteri che sfuggono talvolta alla trasparenza) per il recupero e la valorizzazione di un patrimonio artistico-monumentale e culturale sempre più allo sbando, hanno portato negli ultimi tempi a nuova vita alcune delle piccole chiese medioevali della città (di cui San Iacopo in Castellare e San Salvatore sono tuttora in restauro); meritoriamente si è impedito il degrado di importanti opere d'arte (basti ricordare il monumentale Crocifisso di Coppo di Marcovaldo e di suo figlio Salerno, in cattedrale); annualmente sono finanziate iniziative per la “cultura” da una nota Fondazione bancaria, d'intesa con le pubbliche amministrazioni, come "Leggere la città" e "Dialoghi sull'uomo", che danno un rilievo extra-territoriale a Pistoia.
Luci ed ombre segnano la configurazione di questa città, che presenta, insieme con realizzazioni positive, notevoli carenze e criticità ancora irrisolte dal punto di vista infrastrutturale e dei servizi “culturali”. Basti pensare alle difficoltà in cui si dibattono certi istituti scolastici dotati di sedi inadeguate e carenti anche di quanto la legge prescrive per la sicurezza; basti pensare allo sdoppiamento – complessivamente non funzionale per gli studi e la ricerca – del servizio bibliotecario comunale, con la separazione della Biblioteca Comunale Forteguerriana dalla nuova Biblioteca San Giorgio; basti pensare alla radicale inadeguatezza della sede concessa dal Comune di Pistoia all’Archivio di Stato. Basti pensare anche alle tante chiese della città, pregevolissime per le pitture e le altre opere d'arte che contengono, alcune delle quali ben restaurate di recente, che restano chiuse sostanzialmente per la mancanza di un progetto di utilizzo.
Una lungimirante capacità progettuale manca tuttora, nonostante gli impegni e gli sforzi fatti dalle pubbliche amministrazioni per migliorare la vivibilità e la qualità della vita entro la nostra città.
Lo sguardo degli urbanisti e dei programmatori pare si sia finora rivolto quasi esclusivamente all'interno di questa realtà sociale, trascurando di mettere a punto un nuovo modello di presenza regionale da individuare per Pistoia. Giustamente lo sottolinea Andrea Paci (in “Palomar”/2 del febbraio-marzo 2016, p. 8): ma è tempo di superare l'ormai invecchiato ruolo che la città era destinata ad avere, ai margini della conurbazione 'metropolitana' facente capo a Firenze.
È questa l'occasione per ripensare il ruolo regionale di Pistoia, entro un'area che va ridisegnata in funzione delle proprie potenzialità e delle attrattive da mettere oculatamente a frutto.
La qualità della “cultura” prodotta in Pistoia potrà avvalersene, per la maggiore chiarezza sulle reali necessità infrastrutturali in base al suo ruolo: di fronte alle quali ogni decisione di investimenti economici potrà trovare le sue priorità, con una esemplare capacità di porsi come testimonianza di buona destinazione e gestione delle risorse disponibili.

  Lucia Gai, Associazione "Pistoia città di tutti"

venerdì 1 luglio 2016

"Cultura" a Pistoia

Già in molti si sono espressi sul ruolo di Pistoia come "capitale italiana della cultura 2017". Diversi hanno sottolineato come l'evento possa essere occasione di una nuova visibilità mediatica e offrire anche importanti opportunità per valorizzarne le non poche potenzialità e attrattive. Altri, contestualmente, non hanno mancato di indicarne anche le numerose criticità, soprattutto economico-sociali e infrastrutturali.
Pistoia, anche a questo appuntamento, si presenta con caratteri contraddittori e antitetici, non smentendo il suo tradizionale carattere.
La "quieta dolcezza" di "una città tra le più belle" (Tomaso Montanari, "La Repubblica", 27 gennaio 2016) nasconde in sé infatti, quasi con pudore, le "sue ferite", le gravi carenze di prospettive nel sociale e nel lavoro (Massimiliano Filippelli, "La Vita", 7 febbraio 2016), ma anche il pesante riflesso di una crisi generalizzata che si fa sentire nella nostra nazione. Essa incide anche sulla "cultura”: sui servizi di formazione scolastica (messi in difficoltà da sedi inadeguate e da mancanza di risorse), sulle istituzioni preposte alla conoscenza e alla ricerca come biblioteche, musei, archivi presenti nella nostra città. Essa incide anche sul patrimonio edilizio storico-monumentale di Pistoia, parte del quale risulta attualmente messo sul mercato, nel silenzio generale della pubblica opinione.
Una sola iniziativa, lo scorso 15 settembre 2015, organizzata come pubblico dibattito sul tema della gestione dei Beni Culturali da parte dello Stato, a cura dell'associazione "Pistoia città di tutti", ha dato occasione a Tomaso Montanari, studioso e pubblicista conosciuto a livello nazionale, di affrontare apertamente la questione.
La configurazione stessa della città, come ambiente noto ai percorsi dei suoi cittadini, si va restringendo nel momento in cui coni d'ombra destinano all'assenza e al silenzio un numero sempre più ampio di edifici monumentali di pregio abbandonati e degradati.
Pistoia sta cambiando rapidamente volto, anche per le nuove allocazioni funzionali entro spazi urbani edificati che si sono liberati (vedi l'area del Ceppo) ed a causa delle spinte centrifughe dovute alle scelte delle ultime amministrazioni comunali (Scarpetti/Berti) circa le aree della ex-Breda e alla nuova ubicazione dello spedale San Iacopo, a sud dell'antico centro urbano.
Gli inevitabili squilibri si sono riflessi nello stesso tessuto della città, portando ad una desertificazione di alcune zone e ad una eccessiva concentrazione di interessi commerciali entro i fragili spazi del centro, irrimediabilmente interessati ad una saturazione chiassosa e incontrollata da parte di presenze temporanee, che ne consuma e degrada la qualità ambientale.
Il cuore antico di Pistoia non è, come ha detto l'attuale sindaco, il cuore di una città "a passo d'uomo, dalle antiche origini contadine" ("La Repubblica" – Firenze, 28 gennaio 2016), parafrasando una nota 'definizione' coniata durante il regime fascista (Pistoia come "terra di contadini e di artigiani", che tali dovevano restare, 'logo' eloquente riprodotto in "Palomar"/2 del febbraio-marzo 2016, p. 12).
Pistoia, centro urbano posto su importanti itinerari trans-regionali, ha avuto una storia legata ai commerci fin dall'alto medioevo, e nella prima età comunale è stata fiorente come luogo d'incontro – lungo vie che erano divenute anche vie di pellegrinaggio – di culture e popoli diversi. L'apertura agli orizzonti europei, che l'hanno resa ricca e importante durante il Medioevo, è poi venuta meno sotto la dominazione fiorentina e medicea. Gli imprenditori economici si sono trasformati in nobiltà di possidenti e di cortigiani; i membri emergenti del commercio si sono rinchiusi entro limitati interessi di bottega, al servizio dei potenti locali; i suoi straordinari artigiani hanno perso forza e autonomia adattandosi a lavori salariati.
Tuttora la configurazione economica del centro cittadino, pur messa in crisi dall'attuale situazione, è determinata in modo prevalente dai commercianti e dagli addetti ai servizi di ristorazione.
Più volte e con insistenza da parte di queste categorie, rappresentate nel "Centro Commerciale Naturale", sono state richieste iniziative "culturali", che le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto promuovere con continuità, per consentire l'afflusso, nel centro ormai asfittico, di visitatori, curiosi e turisti.
La città 'bottegaia' ha necessità di una "cultura" usa-e-getta, di una "cultura" non importa di quali contenuti, purché sia in grado di richiamare facilmente clienti e avventori. Questa città, incurante di ogni altro aspetto del problema "cultura" a Pistoia, si è battuta per ottenere ovunque traffico e parcheggi, perché i visitatori potessero arrivare fin sulla soglia degli esercizi commerciali con i loro veicoli. Opportunamente l'attuale sindaco ha promosso e cercato di attuare la visione di un'altra città, una città "di tutti", che trovasse il giusto equilibrio fra le sue varie componenti, e soprattutto che consentisse una vita di relazione più naturale e umana, con spazi accoglienti e giardini non assediati dall'inquinamento: dato che la conformazione urbana di Pistoia lo consente ancora.
Altri squilibri "culturali" Pistoia finora non ha saputo mediare: come il 'contemporaneismo' a oltranza che, negli ultimi tempi soprattutto, ha messo in secondo piano i magnifici capolavori d'arte di cui il Medioevo ci ha arricchito e per cui Pistoia è nota all'estero. Musei ed esposizioni d'arte contemporanea sono stati privilegiati, proseguendo anche la riproposizione della lettura di preziosi ambienti, esterni ed interni, in associazione ad opere di scultori del nostro tempo, in stridente, voluto contrasto, anche per le grandi dimensioni, rispetto ad un contesto dotato di un proprio, inimitabile carattere.
In questi tempi di crisi, di cui soprattutto risente ciò che (a torto) è considerato superfluo o inessenziale, come in primo luogo la "cultura", che secondo un uomo politico "non si mangia", chi ancora investe risorse economiche in tale settore, per ottenerne quanto meno un importante ritorno di immagine – come banche, fondazioni, gruppi industriali – è portato quasi inevitabilmente ad indurne una distorsione, dato che di solito vengono penalizzati i contributi di studiosi e ricercatori locali talvolta privi di lustro accademico o di visibilità mediatica. Si preferisce infatti ricorrere – come in una recente collana dedicata dal Museo Civico di Pistoia al patrimonio artistico/monumentale pistoiese – a personaggi noti dell’ambiente universitario, in grado di conferire, con la stessa personale partecipazione, importanza e prestigio ai programmi prescelti.
È questo il caso di un molto famoso conoscitore d'arte, invitato a Pistoia lo scorso 21 maggio di quest'anno, per formulare il suo parere sulle prospettive che si sarebbero potute aprire per Pistoia come "capitale italiana della cultura 2017". Circondato da clamore mediatico e da numeroso seguito di persone ivi compreso il sindaco, dinanzi ad una numerosissima platea ha espresso l 'opinione che l'elemento di richiamo per una città mediamente dotata come e forse meno di molte altre in Italia potesse essere una grande mostra "sulla civiltà barocca", a cominciare dalla collezione Bigongiari (di proprietà della Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia). Ma tale personaggio ammetteva di non conoscere Pistoia, ("La Nazione", 22 maggio 2016, cronaca di Pistoia).
Non vorremmo che l’occasione di questo importante focus che si accenderà l'anno prossimo sulla nostra città, portando senza dubbio ad una più ravvicinata conoscenza di essa, inducesse a privilegiare soprattutto iniziative di grande impatto mediatico (e quindi capaci di richiamare turisti, visitatori, curiosi, e conseguentemente anche buoni guadagni per gli operatori economici del centro storico), sostanzialmente effimere o per pochi eletti, ma non destinate a lasciare un beneficio durevole per l'intera comunità.
Vorremmo piuttosto che si riuscisse a mettere a fuoco due fondamentali punti di forza per Pistoia. Il primo (da cui dipendono poi tutte le iniziative da intraprendere al suo interno, e l'utilità stessa degli stanziamenti economici) dovrebbe essere il ripensamento del suo ruolo –economico, ma anche sociale e culturale – entro la realtà della regione toscana, superando quello, ormai invecchiato, di centro marginale nella conurbazione 'metropolitana' facente capo a Firenze: come giustamente suggerisce Andrea Paci (“Palomar"/2 del febbraio-marzo 2016, p. 8). Il secondo potrebbe essere un nuovo 'stile’ nel mettere a punto progetti, determinanti per la città, di recupero e nuova funzionalizzazione di parti del patrimonio pubblico, e di investimento programmato nei servizi culturali e infrastrutture urbane, con il concorso di pubbliche istituzioni sia laiche che religiose, di investitori di capitali, degli stessi rappresentanti del mondo pistoiese degli studi e della ricerca: perché Pistoia possa, nella trasparenza democratica delle sue scelte, porsi come esempio positivo di buona gestione delle risorse.

giovedì 28 gennaio 2016

Pistoia Capitale della Cultura 2017, si apre il dibattito:

la Repubblica 27 gennaio 2016



la Repubblica 28 gennaio 2016

"Pistoia è una città a passo d'uomo, intendiamo produrre conoscenza, non apparenza"

L'intervento del primo cittadino della città toscana nominata Capitale italiana della cultura 2017

giovedì 10 settembre 2015

INCONTRO CON TOMASO MONTANARI


COMUNICATO STAMPA
INCONTRO CON TOMASO MONTANARI
Pistoia, 15 settembre 2015
Martedì 15 settembre prossimo, alle ore 21, presso il convento di San Domenico di Pistoia si terrà un incontro, organizzato a cura dell’associazione culturale “Pistoia città di tutti”, su un tema di scottante attualità.
Si tratta della gestione governativa del patrimonio culturale, artistico e monumentale della nostra nazione, per il quale si prospettano notevoli criticità in questi tempi di profonda crisi. 
L’impostazione esclusivamente economicistica di questo problema non sembra lasciare altra soluzione, per monumenti, ville e luoghi di grande bellezza naturalistica, che la privatizzazione e/o, nella migliore delle ipotesi, l’affidamento a privati gestori che li mettano a reddito. Si configurano peraltro, anche per i musei, scelte radicali come la selezione dei pochissimi di grande rilievo in grado di produrre utili rispetto agli altri moltissimi sparsi nel territorio nazionale, per cui si prevede la cessazione per inedia. 
La questione, di vastissima portata, ha sollecitato, fra gli altri, il noto studioso e pubblicista Tomaso Montanari a prendere coraggiosamente posizione contro decisioni che porteranno irrimediabilmente i nostri Beni culturali ad una spregiudicata alienazione, allo snaturamento e alla perdita di quanto appartiene a tutti gli italiani. Non è purtroppo una ricostruzione campata in aria la constatazione di quanto di recente avvenuto altrove, in paesi anch’essi colpiti dalla crisi economica, per cui è stato previsto l’esproprio di fatto, con l’assenso e la connivenza degli organismi di governo europei, di quanto costituisce l’effettiva ricchezza e l’identità culturale della nazione.
Anche a Pistoia il problema è presente con la decisione di mettere sul mercato pregevoli monumenti come il convento di San Lorenzo, “Le Leopoldine”, Palazzo Baldi Papini, i monasteri dei SS. Giorgio ed Elisabetta e delle Crocifissine, di proprietà comunale. Da tempo degradati, e quindi poco appetibili per un’immediata speculazione edilizia ed economica, se ne prospetta la vendita, evidentemente sempre più a ribasso, a causa della stretta economica che il Governo ha riservato alle amministrazioni locali. 
È dunque un problema di tutti, per cui da anni si batte l’associazione promotrice, additando all’attenzione pubblica l’abbandono e il rischio di perdita anche di altri importanti monumenti, come i complessi della SS. Annunziata e di Santa Maria delle Grazie. Perciò essa ha ritenuto opportuno offrire ora un adeguato spazio di informazione e di dibattito sul tema, grazie alla disponibilità di Tomaso Montanari, autore del volume “Privati del patrimonio”, edito da Einaudi all’inizio del 2015.
  
Relatore: Prof. Tomaso Montanari 
Titolo: “Privati del patrimonio” 
Data: martedì 15 settembre 2015 
Orario: ore 21 
Luogo: Pistoia, Convento di San Domenico (piazza Garibaldi) 
Promotore: Associazione "Pistoia città di tutti"
Per informazioni: http://pistoiacittaditutti.blogspot.it di tutti"


mercoledì 2 settembre 2015

Tomaso Montanari

« ... dobbiamo prima sapere che tipo di società vogliamo costruire. In gioco non c’è solo la conservazione del patrimonio (che in ogni caso potrebbe essere garantita dai privati solo per una minuscola percentuale di monumenti-feticcio): in gioco ci sono valori come la libertà, la giustizia, l'uguaglianza. Una società in cui si riducano ancora gli spazi pubblici dove tutti siamo uguali, i luoghi in cui non siamo clienti e gli oggetti e i valori non commerciabili è una società condannata a divenire meno libera, più ingiusta, ancora più insanabilmente diseguale. è un suicidio: lento, e travestito da cura. Ma è un suicidio.
Tra la sponsorizzazione di un industriale “filantropo” e l'alienazione definitiva di un pezzo del paesaggio o del patrimonio storico e artistico della nazione non c’è soluzione di continuità. Questi due fatti apparentemente così lontani, o addirittura opposti obbediscono alla stessa ideologia e producono (in gradi diversi) lo stesso effetto. L’ideologia è quella della morte dello Stato, l’effetto è quello di privatizzare il patrimonio culturale: e dunque di privarcene».
(T. Montanari, Privati del patrimonio, Torino, Einaudi, 2015, p. 165). 


PISTOIA
CONVENTO DI SAN DOMENICO
MARTEDI 15 SETTEMBRE 2015
ORE 21

Presentazione del libro di
TOMASO MONTANARI
PRIVATI DEL PATRIMONIO

  Programma

ore 21 Presentazione dell’iniziativa da parte dell’Associazione «Pistoia città di tutti»

ore 21,15 «Privati del patrimonio», intervento di Tomaso Montanari

ore 22,30 Dibattito e Conclusioni


Per effetto della decisione governativa di “valorizzare” il patrimonio monumentale e culturale della nazione unicamente mediante la sua messa a reddito, anche a livello locale le amministrazioni territoriali sono indotte a considerare la vendita di pregiati e antichi complessi monumentali che caratterizzano il volto e l’identità delle nostre città.
È il caso, ora, anche di Pistoia, in cui alcuni dei più importanti beni comunali (come villa Baldi-Papini, le “Leopoldine”, i conventi di San Lorenzo, dei SS. Giorgio ed Elisabetta, delle Crocifissine) sono stati ufficialmente classificati come “patrimonio disponibile” per la cessione. Ad essi si aggiungono altri edifici di rilevante interesse storico-artistico, di proprietà pubblica, come quelli della SS. Annunziata e di S. Maria delle Grazie, il cui destino resta incerto.
La perdita o la privatizzazione di questo patrimonio non è che la configurazione locale di un problema nazionale. Esso si  trova al centro delle documentate e coraggiose riflessioni di Montanari, che lamenta il modo con cui attualmente si disattende l’art. 9 della Costituzione, che definisce questo patrimonio come “valore primario e assoluto” per gli interessi nazionali.
 
Tomaso Montanari (1971) insegna Storia dell’arte moderna all’Università «Federico II» di Napoli. I suoi studi vertono sull'arte europea del XVII secolo. Interviene su riviste e quotidiani (è editorialista de «La Repubblica») sui temi d’attualità che riguardano l’arte e il patrimonio.
Fra le sue pubblicazioni si segnalano: Bernini pittore, catalogo della mostra (Silvana 2007); A cosa serve Michelangelo? (Einaudi 2011); Il Barocco (Einaudi 2012); La madre dei Caravaggio è sempre incinta (Skira 2012); L'Età barocca. Le fonti per la Storia dell'Arte (Carocci 2013); Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l'arte e la storia delle città italiane (Minimum Fax 2013); Costituzione incompiuta (con A. Leone, P. Maddalena e S. Settis, Einaudi 2013); Alfabeto figurativo. Trenta opere d'arte lette ai più piccoli (Skira 2014); Istruzioni per l'uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (Minimum Fax 2014). Ultimamente ha curato come autore la monografia televisiva in otto puntate La libertà di Bernini (Rai 5 2015).

La sala per l'incontro è stata messa a disposizione dai Padri Domenicani, che si ringraziano.

sabato 27 giugno 2015

Privati del patrimonio

Pistoia città di tutti
Promuove ed invita all'incontro-dibattito
in occasione della presentazione nella nostra città del volume di
Tomaso Montanari
Privati del patrimonio
Convento di San Domenico
Sala dei Magi
15 settembre 2015 ore 21.00

Sono vent'anni che, in Italia, la politica del patrimonio culturale si avvita sulla diatriba pubblico-privato: brillantemente risolta socializzando le perdite (rappresentate da un patrimonio in rovina materiale e morale) e privatizzando gli utili, in un contesto in cui le fondazioni e i concessionari hanno finito per sostituire gli amministratori eletti, drenando denaro pubblico per costruire clientele e consenso privati. Ma cosa ha significato, in concreto, la «valorizzazione» (o meglio la privatizzazione) del patrimonio? Quali sono la storia e i numeri di questa economia parassitaria, che non crea lavoro dignitoso e cresce intrecciata ai poteri locali e all'accademia piú disponibile? Ed è vero che questa è la strada seguita nei grandi paesi occidentali? Tomaso Montanari risponde a queste e altre domande spiegando perché non ci conviene distruggere il governo pubblico dei beni culturali basato sul sistema delle soprintendenze: un modello che va invece rafforzato e messo in condizione di funzionare, perché è l'unico che consente al patrimonio di svolgere la sua funzione costituzionale. Che è quella di renderci piú umani, piú liberi, piú uguali.

Presentazione del volume di Tomaso Montanari: Privati del patrimonio
ROMA, SALA IGEA - PALAZZO MATTEI DI PAGANICA - GIOVEDÌ 14 MAGGIO 2015