venerdì 1 luglio 2016

"Cultura" a Pistoia

Già in molti si sono espressi sul ruolo di Pistoia come "capitale italiana della cultura 2017". Diversi hanno sottolineato come l'evento possa essere occasione di una nuova visibilità mediatica e offrire anche importanti opportunità per valorizzarne le non poche potenzialità e attrattive. Altri, contestualmente, non hanno mancato di indicarne anche le numerose criticità, soprattutto economico-sociali e infrastrutturali.
Pistoia, anche a questo appuntamento, si presenta con caratteri contraddittori e antitetici, non smentendo il suo tradizionale carattere.
La "quieta dolcezza" di "una città tra le più belle" (Tomaso Montanari, "La Repubblica", 27 gennaio 2016) nasconde in sé infatti, quasi con pudore, le "sue ferite", le gravi carenze di prospettive nel sociale e nel lavoro (Massimiliano Filippelli, "La Vita", 7 febbraio 2016), ma anche il pesante riflesso di una crisi generalizzata che si fa sentire nella nostra nazione. Essa incide anche sulla "cultura”: sui servizi di formazione scolastica (messi in difficoltà da sedi inadeguate e da mancanza di risorse), sulle istituzioni preposte alla conoscenza e alla ricerca come biblioteche, musei, archivi presenti nella nostra città. Essa incide anche sul patrimonio edilizio storico-monumentale di Pistoia, parte del quale risulta attualmente messo sul mercato, nel silenzio generale della pubblica opinione.
Una sola iniziativa, lo scorso 15 settembre 2015, organizzata come pubblico dibattito sul tema della gestione dei Beni Culturali da parte dello Stato, a cura dell'associazione "Pistoia città di tutti", ha dato occasione a Tomaso Montanari, studioso e pubblicista conosciuto a livello nazionale, di affrontare apertamente la questione.
La configurazione stessa della città, come ambiente noto ai percorsi dei suoi cittadini, si va restringendo nel momento in cui coni d'ombra destinano all'assenza e al silenzio un numero sempre più ampio di edifici monumentali di pregio abbandonati e degradati.
Pistoia sta cambiando rapidamente volto, anche per le nuove allocazioni funzionali entro spazi urbani edificati che si sono liberati (vedi l'area del Ceppo) ed a causa delle spinte centrifughe dovute alle scelte delle ultime amministrazioni comunali (Scarpetti/Berti) circa le aree della ex-Breda e alla nuova ubicazione dello spedale San Iacopo, a sud dell'antico centro urbano.
Gli inevitabili squilibri si sono riflessi nello stesso tessuto della città, portando ad una desertificazione di alcune zone e ad una eccessiva concentrazione di interessi commerciali entro i fragili spazi del centro, irrimediabilmente interessati ad una saturazione chiassosa e incontrollata da parte di presenze temporanee, che ne consuma e degrada la qualità ambientale.
Il cuore antico di Pistoia non è, come ha detto l'attuale sindaco, il cuore di una città "a passo d'uomo, dalle antiche origini contadine" ("La Repubblica" – Firenze, 28 gennaio 2016), parafrasando una nota 'definizione' coniata durante il regime fascista (Pistoia come "terra di contadini e di artigiani", che tali dovevano restare, 'logo' eloquente riprodotto in "Palomar"/2 del febbraio-marzo 2016, p. 12).
Pistoia, centro urbano posto su importanti itinerari trans-regionali, ha avuto una storia legata ai commerci fin dall'alto medioevo, e nella prima età comunale è stata fiorente come luogo d'incontro – lungo vie che erano divenute anche vie di pellegrinaggio – di culture e popoli diversi. L'apertura agli orizzonti europei, che l'hanno resa ricca e importante durante il Medioevo, è poi venuta meno sotto la dominazione fiorentina e medicea. Gli imprenditori economici si sono trasformati in nobiltà di possidenti e di cortigiani; i membri emergenti del commercio si sono rinchiusi entro limitati interessi di bottega, al servizio dei potenti locali; i suoi straordinari artigiani hanno perso forza e autonomia adattandosi a lavori salariati.
Tuttora la configurazione economica del centro cittadino, pur messa in crisi dall'attuale situazione, è determinata in modo prevalente dai commercianti e dagli addetti ai servizi di ristorazione.
Più volte e con insistenza da parte di queste categorie, rappresentate nel "Centro Commerciale Naturale", sono state richieste iniziative "culturali", che le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto promuovere con continuità, per consentire l'afflusso, nel centro ormai asfittico, di visitatori, curiosi e turisti.
La città 'bottegaia' ha necessità di una "cultura" usa-e-getta, di una "cultura" non importa di quali contenuti, purché sia in grado di richiamare facilmente clienti e avventori. Questa città, incurante di ogni altro aspetto del problema "cultura" a Pistoia, si è battuta per ottenere ovunque traffico e parcheggi, perché i visitatori potessero arrivare fin sulla soglia degli esercizi commerciali con i loro veicoli. Opportunamente l'attuale sindaco ha promosso e cercato di attuare la visione di un'altra città, una città "di tutti", che trovasse il giusto equilibrio fra le sue varie componenti, e soprattutto che consentisse una vita di relazione più naturale e umana, con spazi accoglienti e giardini non assediati dall'inquinamento: dato che la conformazione urbana di Pistoia lo consente ancora.
Altri squilibri "culturali" Pistoia finora non ha saputo mediare: come il 'contemporaneismo' a oltranza che, negli ultimi tempi soprattutto, ha messo in secondo piano i magnifici capolavori d'arte di cui il Medioevo ci ha arricchito e per cui Pistoia è nota all'estero. Musei ed esposizioni d'arte contemporanea sono stati privilegiati, proseguendo anche la riproposizione della lettura di preziosi ambienti, esterni ed interni, in associazione ad opere di scultori del nostro tempo, in stridente, voluto contrasto, anche per le grandi dimensioni, rispetto ad un contesto dotato di un proprio, inimitabile carattere.
In questi tempi di crisi, di cui soprattutto risente ciò che (a torto) è considerato superfluo o inessenziale, come in primo luogo la "cultura", che secondo un uomo politico "non si mangia", chi ancora investe risorse economiche in tale settore, per ottenerne quanto meno un importante ritorno di immagine – come banche, fondazioni, gruppi industriali – è portato quasi inevitabilmente ad indurne una distorsione, dato che di solito vengono penalizzati i contributi di studiosi e ricercatori locali talvolta privi di lustro accademico o di visibilità mediatica. Si preferisce infatti ricorrere – come in una recente collana dedicata dal Museo Civico di Pistoia al patrimonio artistico/monumentale pistoiese – a personaggi noti dell’ambiente universitario, in grado di conferire, con la stessa personale partecipazione, importanza e prestigio ai programmi prescelti.
È questo il caso di un molto famoso conoscitore d'arte, invitato a Pistoia lo scorso 21 maggio di quest'anno, per formulare il suo parere sulle prospettive che si sarebbero potute aprire per Pistoia come "capitale italiana della cultura 2017". Circondato da clamore mediatico e da numeroso seguito di persone ivi compreso il sindaco, dinanzi ad una numerosissima platea ha espresso l 'opinione che l'elemento di richiamo per una città mediamente dotata come e forse meno di molte altre in Italia potesse essere una grande mostra "sulla civiltà barocca", a cominciare dalla collezione Bigongiari (di proprietà della Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia). Ma tale personaggio ammetteva di non conoscere Pistoia, ("La Nazione", 22 maggio 2016, cronaca di Pistoia).
Non vorremmo che l’occasione di questo importante focus che si accenderà l'anno prossimo sulla nostra città, portando senza dubbio ad una più ravvicinata conoscenza di essa, inducesse a privilegiare soprattutto iniziative di grande impatto mediatico (e quindi capaci di richiamare turisti, visitatori, curiosi, e conseguentemente anche buoni guadagni per gli operatori economici del centro storico), sostanzialmente effimere o per pochi eletti, ma non destinate a lasciare un beneficio durevole per l'intera comunità.
Vorremmo piuttosto che si riuscisse a mettere a fuoco due fondamentali punti di forza per Pistoia. Il primo (da cui dipendono poi tutte le iniziative da intraprendere al suo interno, e l'utilità stessa degli stanziamenti economici) dovrebbe essere il ripensamento del suo ruolo –economico, ma anche sociale e culturale – entro la realtà della regione toscana, superando quello, ormai invecchiato, di centro marginale nella conurbazione 'metropolitana' facente capo a Firenze: come giustamente suggerisce Andrea Paci (“Palomar"/2 del febbraio-marzo 2016, p. 8). Il secondo potrebbe essere un nuovo 'stile’ nel mettere a punto progetti, determinanti per la città, di recupero e nuova funzionalizzazione di parti del patrimonio pubblico, e di investimento programmato nei servizi culturali e infrastrutture urbane, con il concorso di pubbliche istituzioni sia laiche che religiose, di investitori di capitali, degli stessi rappresentanti del mondo pistoiese degli studi e della ricerca: perché Pistoia possa, nella trasparenza democratica delle sue scelte, porsi come esempio positivo di buona gestione delle risorse.

giovedì 28 gennaio 2016

Pistoia Capitale della Cultura 2017, si apre il dibattito:

la Repubblica 27 gennaio 2016



la Repubblica 28 gennaio 2016

"Pistoia è una città a passo d'uomo, intendiamo produrre conoscenza, non apparenza"

L'intervento del primo cittadino della città toscana nominata Capitale italiana della cultura 2017

giovedì 10 settembre 2015

INCONTRO CON TOMASO MONTANARI


COMUNICATO STAMPA
INCONTRO CON TOMASO MONTANARI
Pistoia, 15 settembre 2015
Martedì 15 settembre prossimo, alle ore 21, presso il convento di San Domenico di Pistoia si terrà un incontro, organizzato a cura dell’associazione culturale “Pistoia città di tutti”, su un tema di scottante attualità.
Si tratta della gestione governativa del patrimonio culturale, artistico e monumentale della nostra nazione, per il quale si prospettano notevoli criticità in questi tempi di profonda crisi. 
L’impostazione esclusivamente economicistica di questo problema non sembra lasciare altra soluzione, per monumenti, ville e luoghi di grande bellezza naturalistica, che la privatizzazione e/o, nella migliore delle ipotesi, l’affidamento a privati gestori che li mettano a reddito. Si configurano peraltro, anche per i musei, scelte radicali come la selezione dei pochissimi di grande rilievo in grado di produrre utili rispetto agli altri moltissimi sparsi nel territorio nazionale, per cui si prevede la cessazione per inedia. 
La questione, di vastissima portata, ha sollecitato, fra gli altri, il noto studioso e pubblicista Tomaso Montanari a prendere coraggiosamente posizione contro decisioni che porteranno irrimediabilmente i nostri Beni culturali ad una spregiudicata alienazione, allo snaturamento e alla perdita di quanto appartiene a tutti gli italiani. Non è purtroppo una ricostruzione campata in aria la constatazione di quanto di recente avvenuto altrove, in paesi anch’essi colpiti dalla crisi economica, per cui è stato previsto l’esproprio di fatto, con l’assenso e la connivenza degli organismi di governo europei, di quanto costituisce l’effettiva ricchezza e l’identità culturale della nazione.
Anche a Pistoia il problema è presente con la decisione di mettere sul mercato pregevoli monumenti come il convento di San Lorenzo, “Le Leopoldine”, Palazzo Baldi Papini, i monasteri dei SS. Giorgio ed Elisabetta e delle Crocifissine, di proprietà comunale. Da tempo degradati, e quindi poco appetibili per un’immediata speculazione edilizia ed economica, se ne prospetta la vendita, evidentemente sempre più a ribasso, a causa della stretta economica che il Governo ha riservato alle amministrazioni locali. 
È dunque un problema di tutti, per cui da anni si batte l’associazione promotrice, additando all’attenzione pubblica l’abbandono e il rischio di perdita anche di altri importanti monumenti, come i complessi della SS. Annunziata e di Santa Maria delle Grazie. Perciò essa ha ritenuto opportuno offrire ora un adeguato spazio di informazione e di dibattito sul tema, grazie alla disponibilità di Tomaso Montanari, autore del volume “Privati del patrimonio”, edito da Einaudi all’inizio del 2015.
  
Relatore: Prof. Tomaso Montanari 
Titolo: “Privati del patrimonio” 
Data: martedì 15 settembre 2015 
Orario: ore 21 
Luogo: Pistoia, Convento di San Domenico (piazza Garibaldi) 
Promotore: Associazione "Pistoia città di tutti"
Per informazioni: http://pistoiacittaditutti.blogspot.it di tutti"


mercoledì 2 settembre 2015

Tomaso Montanari

« ... dobbiamo prima sapere che tipo di società vogliamo costruire. In gioco non c’è solo la conservazione del patrimonio (che in ogni caso potrebbe essere garantita dai privati solo per una minuscola percentuale di monumenti-feticcio): in gioco ci sono valori come la libertà, la giustizia, l'uguaglianza. Una società in cui si riducano ancora gli spazi pubblici dove tutti siamo uguali, i luoghi in cui non siamo clienti e gli oggetti e i valori non commerciabili è una società condannata a divenire meno libera, più ingiusta, ancora più insanabilmente diseguale. è un suicidio: lento, e travestito da cura. Ma è un suicidio.
Tra la sponsorizzazione di un industriale “filantropo” e l'alienazione definitiva di un pezzo del paesaggio o del patrimonio storico e artistico della nazione non c’è soluzione di continuità. Questi due fatti apparentemente così lontani, o addirittura opposti obbediscono alla stessa ideologia e producono (in gradi diversi) lo stesso effetto. L’ideologia è quella della morte dello Stato, l’effetto è quello di privatizzare il patrimonio culturale: e dunque di privarcene».
(T. Montanari, Privati del patrimonio, Torino, Einaudi, 2015, p. 165). 


PISTOIA
CONVENTO DI SAN DOMENICO
MARTEDI 15 SETTEMBRE 2015
ORE 21

Presentazione del libro di
TOMASO MONTANARI
PRIVATI DEL PATRIMONIO

  Programma

ore 21 Presentazione dell’iniziativa da parte dell’Associazione «Pistoia città di tutti»

ore 21,15 «Privati del patrimonio», intervento di Tomaso Montanari

ore 22,30 Dibattito e Conclusioni


Per effetto della decisione governativa di “valorizzare” il patrimonio monumentale e culturale della nazione unicamente mediante la sua messa a reddito, anche a livello locale le amministrazioni territoriali sono indotte a considerare la vendita di pregiati e antichi complessi monumentali che caratterizzano il volto e l’identità delle nostre città.
È il caso, ora, anche di Pistoia, in cui alcuni dei più importanti beni comunali (come villa Baldi-Papini, le “Leopoldine”, i conventi di San Lorenzo, dei SS. Giorgio ed Elisabetta, delle Crocifissine) sono stati ufficialmente classificati come “patrimonio disponibile” per la cessione. Ad essi si aggiungono altri edifici di rilevante interesse storico-artistico, di proprietà pubblica, come quelli della SS. Annunziata e di S. Maria delle Grazie, il cui destino resta incerto.
La perdita o la privatizzazione di questo patrimonio non è che la configurazione locale di un problema nazionale. Esso si  trova al centro delle documentate e coraggiose riflessioni di Montanari, che lamenta il modo con cui attualmente si disattende l’art. 9 della Costituzione, che definisce questo patrimonio come “valore primario e assoluto” per gli interessi nazionali.
 
Tomaso Montanari (1971) insegna Storia dell’arte moderna all’Università «Federico II» di Napoli. I suoi studi vertono sull'arte europea del XVII secolo. Interviene su riviste e quotidiani (è editorialista de «La Repubblica») sui temi d’attualità che riguardano l’arte e il patrimonio.
Fra le sue pubblicazioni si segnalano: Bernini pittore, catalogo della mostra (Silvana 2007); A cosa serve Michelangelo? (Einaudi 2011); Il Barocco (Einaudi 2012); La madre dei Caravaggio è sempre incinta (Skira 2012); L'Età barocca. Le fonti per la Storia dell'Arte (Carocci 2013); Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l'arte e la storia delle città italiane (Minimum Fax 2013); Costituzione incompiuta (con A. Leone, P. Maddalena e S. Settis, Einaudi 2013); Alfabeto figurativo. Trenta opere d'arte lette ai più piccoli (Skira 2014); Istruzioni per l'uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (Minimum Fax 2014). Ultimamente ha curato come autore la monografia televisiva in otto puntate La libertà di Bernini (Rai 5 2015).

La sala per l'incontro è stata messa a disposizione dai Padri Domenicani, che si ringraziano.

sabato 27 giugno 2015

Privati del patrimonio

Pistoia città di tutti
Promuove ed invita all'incontro-dibattito
in occasione della presentazione nella nostra città del volume di
Tomaso Montanari
Privati del patrimonio
Convento di San Domenico
Sala dei Magi
15 settembre 2015 ore 21.00

Sono vent'anni che, in Italia, la politica del patrimonio culturale si avvita sulla diatriba pubblico-privato: brillantemente risolta socializzando le perdite (rappresentate da un patrimonio in rovina materiale e morale) e privatizzando gli utili, in un contesto in cui le fondazioni e i concessionari hanno finito per sostituire gli amministratori eletti, drenando denaro pubblico per costruire clientele e consenso privati. Ma cosa ha significato, in concreto, la «valorizzazione» (o meglio la privatizzazione) del patrimonio? Quali sono la storia e i numeri di questa economia parassitaria, che non crea lavoro dignitoso e cresce intrecciata ai poteri locali e all'accademia piú disponibile? Ed è vero che questa è la strada seguita nei grandi paesi occidentali? Tomaso Montanari risponde a queste e altre domande spiegando perché non ci conviene distruggere il governo pubblico dei beni culturali basato sul sistema delle soprintendenze: un modello che va invece rafforzato e messo in condizione di funzionare, perché è l'unico che consente al patrimonio di svolgere la sua funzione costituzionale. Che è quella di renderci piú umani, piú liberi, piú uguali.

Presentazione del volume di Tomaso Montanari: Privati del patrimonio
ROMA, SALA IGEA - PALAZZO MATTEI DI PAGANICA - GIOVEDÌ 14 MAGGIO 2015

domenica 3 novembre 2013

Una questione d’attualità: rischio idraulico e gore demaniali in San Bartolomeo


I nubifragi che hanno colpito la città e il territorio pistoiese fra la notte del 20 e il 22 ottobre scorso, hanno ripresentato in tutta la loro drammatica attualità il ripetersi di un problema plurisecolare, quello dell’allagamento di aree interessate dalla presenza di corsi d’acqua particolarmente difficili da regimare. Una delle aree più sensibili, addirittura all’interno della città, risulta quella compresa fra piazza San Lorenzo e San Bartolomeo che, anche, in questa occasione, si è puntualmente allegata. È noto peraltro che fin dal Medioevo la zona ad est dell’antico centro abitato si chiamava “in pelago” e “in pantano”.
Il “rischio idraulico” fa parte dunque della storia dell’antico orto monastico di San Bartolomeo peraltro attraversato da tratti dell’antico acquedotto cittadino, chiamati “Gore”. Come noto, qui è stata ipotizzata la realizzazione di un parcheggio sotterraneo di 350 stalli su tre piani interrati.
In merito alla controversa questione, che si trascina dal giugno 2011, sull’opportunità o meno di realizzare questo parcheggio, l’Associazione di volontariato culturale “Pistoia città di tutti” desidera intervenire sui recentissimi sviluppi della situazione.
Da un articolo pubblicato da “La Nazione” il 6 ottobre scorso (“San Bartolomeo: la falda non c’è”, Cronaca di Pistoia, pagina 6), sembrerebbe che ormai molte problematiche legate all’area siano state appianate, dato che vi si dichiara che la falda d’acqua non esiste in tale zona, e che comunque è stato dimostrato che la gora che l’attraversa non è demaniale. Nello stesso articolo però si fa cenno al recente aggiornamento della legge sul rischio idraulico, per cui in questo luogo non è consentita la realizzazione di locali interrati.
L’Associazione, dal canto suo, intende precisare che la situazione non è quella presentata, e per questo rende disponibile sul suo sito un più dettagliato documento in merito (cfr. “Rischio idraulico e gore demaniali in San Bartolomeo”).
Qui importa segnalare che la risposta del Genio Civile sul rischio idraulico della zona, inviata agli interessati il 1° ottobre scorso, consente intanto di affermare che: a) nonostante numerosi controlli effettuati la situazione delle acque sotterranee - libere, semiconfinate e confinate - non risulta affatto chiara; b) che in base all’aggiornamento normativo PAI sul rischio idraulico la zona è classificata come “P.I. 2” e quindi non è consentito effettivamente realizzarvi locali interrati.
Va intanto notato che nell’area dell’antico orto di San Bartolomeo esiste ancora una gora sotterranea, ignorata per lungo tempo, oggi opportunamente documentata e fotografata (cfr. "quarratanews.blogspot" del 5 settembre 2013).
 Per quanto riguarda la demanialità o meno di questa gora, quello che finora è dato conoscere è che, in base ad una perizia fornita dall’arch. Gianluca Iori, il Demanio ha modificato la sua precedente posizione, addivenendo alla convinzione che la gora non sia demaniale.
Circa la demanialità di questo condotto d’acqua, è possibile riscontrare dai documenti disponibili e dalla cartografia storica che si tratta di un preciso settore dell’antico acquedotto pistoiese, indicato come “Gora di Scornio”, che provenendo da nord, dalla zona di piazza San Lorenzo, si immetteva nell’area dell’orto di San Bartolomeo e ne usciva a sud riunendosi al resto dell’acquedotto. Perciò non poteva trattarsi di una “Calla” o condotto privato di proprietà dei Regolari di San Bartolomeo. Tale situazione è rimasta sostanzialmente immutata anche con la costituzione dell’omonima parrocchia.
L’intera questione è attualmente sottoposta al parere del TAR, cui ha ricorso l’impresa Napoletana Parcheggi che intenderebbe realizzare l’opera, mentre l’iter comunale in merito è attualmente sospeso.
Per quanto ci riguarda, come cittadini ed in qualità di persone a conoscenza della documentazione storica che prospetta un effettivo rischio idraulico, ci auguriamo che le decisioni ancora da prendere, a qualunque livello, tengano conto di una situazione oggettivamente molto problematica dal punto di vista idro-geologico e ambientale e anche per quanto può essere causa di irreversibili danni al patrimonio storico-culturale e monumentale pistoiese.
Lucia Gai
Coordinatrice dell’Associazione “Pistoia città di tutti”

giovedì 4 aprile 2013

Documento dell’Associazione “Pistoia città di tutti” in merito alla valorizzazione culturale e urbanistica della zona dove hanno sede la Biblioteca Comunale Forteguerriana e l’Archivio di Stato di Pistoia.

Contributo all’attuale dibattito sulla nuova urbanistica pistoiese.

Da tempo studiosi e utenti, sia della Biblioteca Forteguerriana che dell’Archivio di Stato di Pistoia, hanno cercato di segnalare alle competenti amministrazioni territoriali (Comune e Provincia) i problemi che impediscono a questi due enti di esplicare tutte le potenzialità che essi hanno.
È noto quanto per l’Archivio di Stato di Pistoia sia inadeguata l’attuale sede e quanto esso debba combattere con la mancanza dei necessari spazi. Allo stesso modo anche per la Biblioteca Comunale Forteguerriana negli ultimi anni si sono riscontrate analoghe difficoltà specialmente dovute alla mancanza di ambienti sufficienti per depositi librari e soprattutto alla rarefazione del personale, in particolare dopo la creazione della nuova Biblioteca San Giorgio.
La Biblioteca Comunale Forteguerriana così come l’attiguo Archivio di Stato sono due enti a servizio di una cultura storica specialistica, ma non per questo minoritaria, in quanto base per la conoscenza, anche della società contemporanea e dell’evoluzione del sue strutture politico-amministrative e dei suoi orientamenti culturali.
Una serie di fortunate circostanze, però, ha fatto sì che entrambi gli enti si trovino vicini e accomunati da simili caratteri in ordine alla cultura storica e attualmente in una posizione importante in quanto gravitanti verso la nuova macro-area destinata alla cultura e all’identità cittadina che si sta formando intorno alla parte storica dell’Ospedale del Ceppo.
L’Associazione “Pistoia città di tutti” da tempo sostiene la necessità di identificare questo nuovo asset urbanistico, che comprende organicamente la presenza di polarità importanti: Palazzo Fabroni, come sede espositiva di arte contemporanea, l’area verde di piazza del Carmine, connotata da edifici monumentali, che si congiunge senza soluzione di continuità con l’area verde del Ceppo, dove di recente è stato eretto il Padiglione per l’Emodialisi. Con un percorso agevole e naturale, tale area si collega con il complesso di S. Maria delle Grazie e l’attiguo e monumentale ex-convento di S. Lorenzo (nel cui chiostro quest’anno è stato aperto alla città un nuovo giardino).
A nostro parere un’oculata e lungimirante progettazione urbanistica orientata a valorizzare questa macro-area della città non può fare a meno di comprendere nell’attuale sforzo di valorizzazione anche la zona dove insistono la Biblioteca Comunale Forteguerriana e l’Archivio di Stato, che completano un’offerta culturale che può essere arricchita anche dalla presenza della Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, con la sua sede di Palazzo de’ Rossi e le sue collezioni.
In base a questa configurazione, il ventilato progetto comunale di vendere il vasto fabbricato delle Leopoldine, in parte occupato dall’Archivio di Stato di Pistoia e i suoi depositi, e in parte adibito come deposito librario della Biblioteca Comunale Forteguerriana, priverebbe i due enti di quel minimo spazio che consente loro di vivere esplicando il loro ruolo. In quest’ottica verrebbe a mancare un supporto importante anche per gli utenti, che, per la loro particolare specializzazione, hanno esigenze diverse da quelli della Biblioteca San Giorgio. È anzi auspicabile che l’intero fabbricato delle Leopoldine possa essere destinato ad ampliare le possibilità operative dei due enti. In caso contrario sarebbe perduta per sempre una preziosa opportunità di crescita, anche socio-economica, dell’intera zona che verrebbe depauperata di servizi attualmente ivi esistenti.
Allo stesso tempo verrebbe completamente a decadere l’opportunità e la convenienza di attuare il così a lungo ventilato recupero della chiesa alto-medioevale di Sant’Jacopo in Castellare con l’adiacente fabbricato della canonica, che nei vecchi progetti doveva servire come luogo di incontro a servizio della Biblioteca Comunale Forteguerriana.
Sarebbe auspicabile una scelta coraggiosa da parte dell’Amministrazione Comunale, che rinunciasse in questo caso a fare cassa con la vendita delle Leopoldine e volesse programmarne il recupero per far sì che l’area stessa diventi il centro direzionale della Pistoia Nord dedicata alla cultura: in posizione ottimale perché vicinissima al centro più antico di Pistoia.
Nell’attuale situazione di grave crisi economica, che rende difficile programmare interventi di un certo impegno con le sole forze di un’Amministrazione Comunale e pare consigliare come più opportuna la svendita degli edifici storici rimasti, pensiamo che convenga attuare invece, con sforzi di progettualità che ricerchino anche le più opportune forme di finanziamento, un recupero che in questo caso si rivela strategico per il destino dell’intera città. Individuando ambiente e cultura come punti di forza per la creazione di un nuovo spirito civico organicamente coordinato.

Associazione “Pistoia città di tutti”
Pistoia, 4 aprile 2013